Irresponsabili?
Il giovane e accattivante sindaco di Cagliari, il vendoliano Massimo Zedda, è stato invitato a Ballarò e si è esibito con bravura nella sua parte di outsider contrapposto alla tradizione politica basata sulla cooptazione. Però, nella politica come nella vita, non conta solo l’immagine. A una domanda sulle esigenze di riforme liberalizzatrici per favorire la crescita sottolineate con nettezza dalla lettera della Banca centrale europea, Zedda si è limitato a rispondere che lui sta all’opposizione, e quindi non si sente tenuto a fornire risposte su questi argomenti.
7 AGO 20

Intanto non è del tutto vero. Cagliari non sta all’opposizione, sta in Italia, e la sua amministrazione è chiamata a rispondere ai problemi del controllo della spesa esattamente come tutto il resto del paese. Tuttavia questa scelta di dichiararsi “irresponsabili”, per lasciare tutto l’onere delle risposte concrete al governo per poi criticarlo ferocemente, è una tattica che non è circoscritta al capoluogo sardo e al suo primo cittadino. Basta ricordare le osservazioni sarcastiche riservate alla missiva di Mario Draghi dal responsabile economico del Partito democratico Stefano Fassina (partito alleato anche a Cagliari con il partito di Zedda), che hanno provocato persino una reprimenda del vicesegretario Enrico Letta.
Piaccia o non piaccia, il debito da garantire e la crescita da promuovere sono problemi dell’Italia, non solo del governo, e chi si candida a governare ha il dovere di fornire risposte di merito.
Piaccia o non piaccia, il debito da garantire e la crescita da promuovere sono problemi dell’Italia, non solo del governo, e chi si candida a governare ha il dovere di fornire risposte di merito.
Nella prima parte della lettera, quella dedicata alle riforme necessarie per stimolare la crescita, la Bce parla di mercato del lavoro da semplificare riducendo i vincoli, di servizi pubblici locali da privatizzare, persino di apparato pubblico del quale si chiede una riduzione del costo, anche attraverso riduzioni retributive. Si può dire che è una ricetta “di destra”, ma allora la sinistra deve spiegare che cosa intende fare di diverso per ottenere gli stessi risultati. Quello che non è proprio accettabile è la fuga nella propaganda, la diffusione della bufala secondo cui basterebbero le dimissioni di Silvio Berlusconi per risolvere tutto. Alle misure proposte dalla Bce e solo parzialmente contenute nel decreto del governo, la Cgil, con l’appoggio esplicito di Antonio Di Pietro e di Nichi Vendola, e il sostegno imbarazzato di Pier Luigi Bersani, si è opposta con uno sciopero generale. Se questo non si iscrive in una prospettiva “greca”, servono immediate proposte alternative credibili e di merito, altrimenti l’irresponsabilità della sinistra diventa uno dei più gravi problemi nazionali.